Il presunto Terzo Settore

Bisogna smetterla con una visione storicizzata della cultura, quasi fosse ormai solo parte del nostro passato, in particolare nei casi di musei e teatri: la cultura, anche quella dei tempi passati, è la base della nostra identità ed in essa si riflette costantemente, informandola.

Il presunto Terzo Settore è già il primo. Rappresenta i valori fondanti del Paese. L’economia sociale è già una realtà, rappresentando in Italia oltre 360mila organizzazioni e il 5% del nostro pil. Il cosiddetto non profit, con quasi sei milioni di volontari ed un milione di occupati, rappresenta, per la sua capillarità, flessibilità e pluralità di intervento, il motore sul quale fare leva per attuare un sistema davvero resiliente. Non si tratta di un settore cui destinare risorse in modo residuale ed assistenzialistico, bensì un modello economico stabile su cui innestare i pilastri della ripartenza. Per sua natura, si tratta di un ambito produttivo finalizzato alla generazione di valore sociale in molti settori di interesse generale con la precipua caratteristica dell’assenza di scopo di lucro, dove la cura e la presa in carico si esplicano in attività di assistenza socio sanitaria, educazione e formazione, cultura, sport, ambiente e valorizzazione del territorio e dei beni comuni. Perché è il fattore umano ad essere decisivo.

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